Sette libri d'acqua per l'estate
Più altri cinque che non ho letto. Dalla "solastalgia" alla poesia, passando per la geopolitica e Francis Ford Coppola.
In questi sei mesi di racconti d’acqua alcuni (alcune) mi avete suggerito: “ma perché non ne fai un libro di tutto questo sbatti settimanale, che almeno sarà servito a qualcosa!”. Ecco, io penso di no in realtà, perché la forma con cui scrivi è anche un po’ il mezzo, e anche se queste storie potrebbero stamparsi mi piace pensare che siano dedicate a esseri digitali a cui ogni settimana piace ricevere un messaggio di posta molto lungo da una persona che conoscono lontanamente, una protocugina di quarto grado che si è fissata con l’acqua e però poi alla fine non è così rompina come sembrava all’inizio. Una che sai chi è che le ha preso una fissa, ma tutto sommato quella fissa sta diventando materia viva per giornali e tivù.
Ci sono mille motivi per scrivere un libro sull’acqua e ci sono pochi motivi per scrivere una newsletter d’acqua? Non credo. Ci sono però quest’estate mille motivi per leggere un libro sull’acqua, e quindi oggi estrapolo dal mio comodino quelli che secondo me sono libri che potresti trovare di tuo gusto. Catalogo non per argomento ma per propensione di carattere, o per momento estivo. Non ti aspettare solo il serio. Il faceto alle volte aiuta la digestione :-)
Per potenziali studenti di biblioteconomia e geografi alle prime armi
I 7 fiumi che raccontano il mondo di Vanessa Taylor (Garzanti)
L’autrice è una storica dell’acqua, dei fiumi e dell’ambiente, che svolge la propria attività di ricerca all’Università di Greenwich. E infatti solo una prof perfezionista - e preparatissima sia chiaro - poteva, su un libro di 449 pagine, dedicare le ultime 100 alla bibliografia. Ma tant’è. Dopo aver letto questo libro vi sarà difficile osservare una carta geografica nello stesso modo. I confini politici arretreranno sullo sfondo ed emergeranno invece i grandi sistemi fluviali che per millenni hanno organizzato insediamenti, economie, commerci e forme di potere.
Il Nilo accompagna la nascita delle grandi civiltà agricole e delle prime forme di amministrazione centralizzata. Il Gange intreccia geografia e spiritualità, trasformando l’acqua in principio culturale oltre che materiale. Il Mississippi racconta l’espansione territoriale degli Stati Uniti e la costruzione di una delle più importanti reti commerciali del mondo moderno. Il Tamigi (il nome l’hanno inventato i romani ai tempi di Cesare) segue l’ascesa di Londra e della potenza marittima britannica. Il Danubio attraversa l’Europa come una lunga linea di connessione tra popoli, lingue e imperi. Lo Yangtze restituisce la scala della trasformazione cinese, dalle grandi opere idrauliche all’industrializzazione. Il Murray-Darling - la vasta area nell'entroterra sud-orientale dell'Australia che prende il suo nome dai fiumi Murray e Darling - conduce infine al centro delle questioni che definiscono il presente: scarsità delle risorse, gestione dei bacini e sostenibilità ecologica.
Mano a mano che prosegui nella lettura i fiumi diventano archivi. I fiumi diventano cantori. I fiumi diventano infrastrutture naturali, in una prospettiva che rende visibili connessioni su connessioni. I fiumi diventano ramificati e dialoganti, anche, come mi immaginavo sarebbe stata internet.
Viaggi silenziosi in solitaria: io coi riti propiziatori, io che amo le illusioni, io che concepisco metafore
L’ultima acqua di Chiara Barzini (Einaudi)
Penso che un’autrice che ha il blurb di Francis Ford Coppola potrebbe considerarsi già “a posto così”, nella vita. No? E invece Chiara Barzini vuole di più, si capisce dal libro e da come scrive perché è una dannatissima bravissima sceneggiatrice e scrittrice. Ma io comunque il blurb di Coppola ve lo metto qui, e sono certa già vi convincerà a comprare il libro: «Con L’ultima acqua ho intrapreso una grande avventura in terre sconosciute, ma con accanto una compagna di viaggio capace di mostrarmi il mondo da una prospettiva nuova. L’acqua, si sa, non è mai solo acqua: è la vita stessa. Così quella che nasce come una ricerca sul progetto di Mulholland - la deviazione delle acque dalla Owens Valley a Los Angeles - e si intreccia a una serie di incontri con un regista di Hollywood, mi ha catturato fino all’ultima pagina». Francis Ford Coppola
Ok. Che altro aggiungere? Che all’inizio del Novecento Los Angeles cresce rapidamente e le risorse locali non sono sufficienti a sostenere l’espansione. Allora, l’ingegnere William Mulholland - sì quello che darà il nome la celebre strada panoramica e tortuosa di Los Angeles, da cui il mitico film di David Linch – progetta allora il Los Angeles Aqueduct, un’opera destinata a deviare verso la città le acque provenienti dall’Owens Valley. È una delle più importanti infrastrutture idriche del XX secolo e, al tempo stesso, una delle più controverse. La crescita urbana di Los Angeles coincide infatti con il progressivo impoverimento di territori agricoli lontani centinaia di chilometri. Sembra incredibile ma punto di partenza è un manuale tecnico del 1913 che spiega centinaia di chilometri di tubi cemento e artificio che da oltre un secolo trasferiscono acqua da una regione all’altra dello Stato.
Chiara stessa scrive sul suo Instagram: “Qualche anno fa un amico mi ha regalato un manuale sulla costruzione dell’acquedotto di Los Angeles firmato da William Mulholland, il fondatore della città come la conosciamo oggi. Mi sono ispirata a quelle pagine e ho seguito il percorso dell’acqua della California per scrivere un libro.
Eccolo qui! Ho consegnato l’ultima stesura nel giorno degli incendi di Los Angeles, quando tutto parlava di cambiamento irreversibile e siccità. È un libro sulla fine dell’acqua, sulla fine dei sogni sfrenati e delle illusioni di abbondanza. Una resa dei conti con il catastrofico declino dell’impero americano, ma spero anche un antidoto per resistere al disincanto. Ci troverete il racconto di un viaggio, un po’ di filosofia, la storia di una città e un memoir”.
Il mare è un’esperienza umana e io amo la storia Mediterraneo (ma non la conosco abbastanza)
Mare aperto di Luca Masculin (Einaudi)
“Mare aperto” parla del Canale di Sicilia – il quadrato di mare fra Libia, Malta, Sicilia e Tunisia – e dei periodi in cui è stato più rilevante per la storia umana dell’Europa e del Nord Africa. È qui che i primi navigatori solitari del Neolitico hanno vogato alla ricerca dell’ossidiana, il petrolio dell’epoca. È qui che nacque il primo vero impero marittimo della storia, quello dei Cartaginesi. È qui che fino a pochi secoli fa le navi commerciali entravano e poi sparivano, per via di una specie di triangolo delle Bermuda mediterraneo. Ed è qui, ovviamente, che ogni anno decine di migliaia di persone provano a entrare in Europa, fra mille ostacoli e difficoltà”
“Il Canale di Sicilia è un punto privilegiato da cui osservare tutto il Mediterraneo, in cui gli elementi che lo caratterizzano si ritrovano esasperati: un mare che può essere un ponte o un muro invalicabile, in cui il meteo cambia in continuazione, habitat di isole rigogliosissime o desertiche, eterogeneo, contraddittorio, che fa da sfondo a guerre o esperimenti di tolleranza – e soprattutto in un momento come questo dobbiamo scegliere a quale delle due facce ispirarci, per costruire il Mediterraneo e l’Europa che vogliamo. Un luogo popolato da rarissimi uccelli migratori, cavi sottomarini, dittatori esuberanti, pirati, operai di piattaforme sperdute, e persone che passano il loro tempo a soccorrerne altre”.
Sono le parole dell’autore e già hanno detto tutto. Due nostre due. Il Mediterraneo non era uno spazio attraversabile. Per migliaia di anni è stato una barriera minacciosa: le civiltà vivevano sulle sue rive senza trovare il coraggio di attraversarlo. Linosa, Lampedusa, Pantelleria: ogni isola aveva una vocazione differente, e tutte quasi disabitate per secoli. Perché leggere Mare Aperto? Perché riporta il Mediterraneo al centro dell’Europa. Bello no?
Mi si nota di più se non l’ho letto. Ma è meglio leggerlo…
Pianeta acqua di Jeremy Rifkin (Mondadori)
Se ti occupi di sostenibilità, economia, cultura delle acque questo libro non puoi non averlo letto. Magari non tutto suvvia, ma un pochino sì. Lui è l’economista che ha “inquadrato” per primo il grande ruolo dell’acqua. La sua provocazione, lo abbiamo già detto quando abbiamo pubblicato il suo discorso al Campidoglio è quasi banale ma funziona: «Ci siamo convinti di vivere su una terraferma, mentre la verità è che abitiamo un pianeta d’acqua». (!)
Secondo Rifkin la civiltà umana è stata costruita contro l’acqua. Per circa seimila anni abbiamo scavato canali, prosciugato paludi, arginato fiumi, eretto dighe, deviato corsi d’acqua e trasformato bacini idrografici in infrastrutture al servizio della produzione agricola e industriale. Questo controllo è stato così efficace da farci dimenticare che l’idrosfera possiede una dinamica propria, indipendente dalla nostra volontà. E oggi il cambiamento climatico sta facendo saltare quell’equilibrio: l’acqua sta tornando a comportarsi seguendo le proprie leggi. Alluvioni, siccità, precipitazioni estreme e innalzamento dei mari non sono anomalie isolate ma il segnale di una profonda “rinaturalizzazione” dei sistemi idrici del pianeta.
Talvolta la visione dell’economista americano è così ampia da sacrificare la complessità tecnica dei problemi. Se cerchi un manuale di idrologia o una guida alle politiche idriche o economiche sei in compagnia del libro sbagliato. Se cerchi invece una cornice interpretativa per comprendere perché l’acqua sia diventata la questione politica, economica e ambientale del XXI secolo troverai pane per i tuoi denti.
Dopo tutto lui è un guru. Si dice ancora o è un’offesa?
Sentire le cose forte forte (è anche un bel regalo)
Come l’acqua di Anne Carson (Crocetti Editore)
A me piacciono le poesie. Mi piacciono le poesie di Pasolini anche se a Pasolini piacevano i ragazzini. Mi piacciono le poesie di Ungaretti anche se Ungaretti scriveva ad amici influenti, accademici, diplomatici, ministri, ambasciatori e studiosi stranieri per chiedere segnalazioni per il Nobel. Non conosco Anne Carson che è nata in Canada e “si guadagna da vivere insegnando greco antico” come c’è scritto nel retrocopertina. Ma mi piace il suo ultimo volume di poesie. Eccone una, tradotta dall’inglese da Patrizio Ceccagnoli, il curatore.
Sulla Monna Lisa
Ogni giorno rovesciava su di lei la sua domanda, come si versa l’acqua da un vaso all’altro, e questa torna indietro. Non ditemi che stava dipingendo sua madre, la lussuria eccetera. C’è un momento in cui l’acqua non è né in un vaso né ancora nell’altro: che gran sete, e lui suppose che quando la tela fosse stata completamente vuota, allora si sarebbe fermato. Ma le donne sono forti. Lei conosceva i vasi, conosceva l’acqua, conosceva la sete mortale.
Partire dall’incontrario, sempre. Per gli amanti degli antipodi
La ricerca dell’acqua. Una storia umana della sete di Virginia Mendoza (Bompiani)
Parto dall’epilogo del libro che titola “l’esodo degli assetati” e cita questa canzone che dice “la mia patria? La mia patria è dove piove”. Già. Perché se piove ci puoi abitare. Se non piove più, devi partire con le espadrillas, che scopro da questo libro essere le calzature più antiche d’Europa.
Questo è un libro - più che sull’acqua - sulla sete. Un racconto antropologico della sete partendo dalla Spagna per allargare sul mondo, e una riflessione su come l’assenza dell’acqua ne abbia modellato la storia. Secondo un’indagine che Virginia cita nel libro, il 60 per cento dei ventenni spagnoli dà già per scontato che si trasferirà in un altro Paese per fuggire al riscaldamento globale che, se si avvereranno le previsioni, seccherà e brucerà la Spagna fino a renderla inabitabile.
La “climigrazione” non più come un tema solo subsahariano o africano in generale, ma europeo. Ecco la notizia. L’autrice cerca un nome per questa tipologia di partenza “per mancanza di pioggia” e scrive che le piacerebbe chiamarla “sitimigranti” perché questo includerebbe anche le decine di migliaia di persone sgomberate dalla sete a causa della costruzione di grandi opere idriche in tutto il mondo, sia cacciando gli abitanti sia attirando manodopera dalle zone depresse, solitamente più aride.
Il filosofo Glenn Albrecht ha coniato il termine “solastalgia” per i migranti della sete. Si riferisce alla ferita di chi ha perso non soltanto la casa ma anche la terra, il paesaggio dell’infanzia, per cause naturali o artificiali. L’equivalente parola se la proiettiamo nel futuro è “ecoansia”. Ecco, la sete descritta in questo libro non è solo la paura di morire di sete, ma quella di abbandonare la propria storia. Pensiamo solo agli sgomberati per la costruzione di dighe in tutto il mondo: la Commissione Internazionale delle Grandi Dighe ha stimato tra i 40 e gli 80 milioni di persone nel mondo evacuate, per costruirle.
Geni della fisica: com’è che l’acqua sale fino a casa?
La conquête de l’eau di Jean Pierre Goubert (Pluriel)
L’acqua è una costruzione culturale. Oggi apriamo un rubinetto senza pensarci ma per secoli non è stato così. L’acqua domestica, la doccia quotidiana, il bagno privato, le reti fognarie, la depurazione e l’igiene personale sono invenzioni relativamente recenti. E questo libro è un po’ la storia di un’innovazione dell’Ottocento: una storia idraulica, certamente, ma più importante ancora, un’innovazione sanitaria.
La cosiddetta “civiltà dell’acqua” è il prodotto di decisioni politiche, investimenti pubblici, innovazioni scientifiche e cambiamenti nelle abitudini sociali. Quand’è che l’acqua è passata dall’essere una risorsa da procurarsi a un servizio pubblico garantito? Interessante, anche da guardare in quest’ottica di “bene comune” conquistato. Qualche giorno fa ascoltavo persone parlare di un futuro in cui avremo una doppia linea d’acqua in casa. Quella potabile, e quella che ci serve per gli elettrodomestici: potabilizzarla tutta, se ci pensiamo, è un costo poco intelligente.
Bisognerebbe solo distruggere tutti i pavimenti di tutte le case. Ci penseranno quelli del 2100! Forse!
PS. Elenco qui sotto altri libri sull’acqua che potrebbero piacerti ma che non ho ancora letto.
(per i cercatori di significati)
Il tao dell’acqua di Carlo Triarico. Edizioni Terra Nuova
(per i veneti soprattutto e per tutti quelli a cui non viene male al cuore)
Pfas, un disastro annunciato di Laura Fazzini Marietti Editore
(classicone)
Acqua, una biografia di Giulio Boccaletti Mondadori
(Alfabetizzati ambientali)
Leggere l’acqua, Una guida per conoscerla dalle gocce agli oceani di Tristan Gooley Altre Cose, Post Libri
(fuffa ma non tutta fuffa: l’acqua fa bene alla mente)
Blue Mind di Wallace J. Nichols Macro Edizioni











👏 brava Cri!